Come lavoriamo
Il nostro metodo è un percorso con un ordine preciso. Non è una lista di cose da fare: è il modo in cui ci assicuriamo che quello che costruiamo insieme abbia radici abbastanza profonde da durare.
Funziona su tre livelli. Il primo è il cuore: capire, tradurre, costruire. Il secondo è la struttura che tiene tutto insieme. Il terzo è il sistema che verifica se abbiamo fatto bene.

Questa è la struttura interna del metodo. Non è una complessità in più: è la garanzia che il lavoro non si disperda.
Il cuore: ascoltare, tradurre, costruire
Ogni nostro intervento parte dallo stesso punto: andare nel territorio e ascoltare. Poi dare un senso a quello che abbiamo capito. Poi costruire qualcosa di concreto che resti. Sempre in quest’ordine.
Ricerca
Andiamo nel territorio. Parliamo con le persone, chi ci vive, chi lo amministra, chi ne custodisce la memoria. Non arriviamo con un progetto già fatto: arriviamo con domande, e restiamo il tempo necessario per capire davvero cosa c’è e cosa manca.
Nel linguaggio tecnico: ricerca demo-etno-antropologica situata. Interviste narrative, documentazione audiovisiva, mappatura del campo relazionale.
Traduzione
Quello che abbiamo capito lo mettiamo in ordine. Identifichiamo il cuore del problema, la cosa che rende l’intervento necessario proprio lì, proprio adesso. Poi lo traduciamo in un piano che abbia senso sia per la comunità che per chi deve prendere decisioni nell’ente.
Nel linguaggio tecnico: formulazione del nucleo culturale, allineamento istituzionale, costruzione del Quadro Strategico.
Produzione
Realizziamo cose concrete: un archivio, una mostra, un protocollo, un format, dei materiali educativi. La differenza è che non ci interessa il prodotto bello e basta. Ci interessa che funzioni quando noi non ci siamo più e che l’ente sappia gestirlo in autonomia.
Nel linguaggio tecnico: dispositivi culturali permanenti, trasferimento di competenze, restituzione pubblica alla comunità.

La struttura: preparare, governare, lasciare in buone mani
Ascoltare, tradurre e costruire è il cuore. Ma perché tutto funzioni e duri, serve un’organizzazione chiara. Tre passaggi che si occupano di come il lavoro viene fatto, da chi e con quale prospettiva.
Preparazione
Prima di partire, mettiamo in chiaro tutto: chi fa cosa, quali sono i confini, cosa ci aspettiamo gli uni dagli altri. Scegliamo insieme il tipo di percorso più adatto, più breve e focalizzato, oppure più lungo e approfondito, in base alla complessità del territorio.
Governance
Durante il lavoro, servono regole condivise: chi decide cosa, come si affrontano i problemi, come si tiene traccia di quello che succede. Non imponiamo un modello: lo costruiamo insieme all’ente e alla comunità, in modo che funzioni per quel contesto specifico.
Continuità
Fin dall’inizio pensiamo a quando non ci saremo più. Trasferiamo competenze, consegniamo strumenti, formiamo le persone dell’ente. L’obiettivo è che il territorio possa continuare da solo. Se dopo un anno ha ancora bisogno di noi per funzionare, non abbiamo fatto abbastanza.
La verifica: sapere se abbiamo fatto bene
Ogni intervento ha bisogno di strumenti per capire se sta funzionando e per renderne conto a chi lo finanzia. Ma nel nostro metodo, la verifica serve il lavoro, non lo comanda. Prima viene il lavoro sul territorio, poi la misurazione.
La catena del cambiamento
Descriviamo in modo chiaro cosa vogliamo ottenere, attraverso quali passaggi, e come una cosa porta all’altra. Questo ci permette di verificare se la direzione è quella giusta e di correggere in tempo se non lo è.
Nel linguaggio tecnico: Theory of Change — catena causale output, outcome, impatto.
Imparare strada facendo
Non aspettiamo la fine del progetto per capire cosa è andato bene e cosa no. Raccogliamo informazioni lungo tutto il percorso, e usiamo anche gli errori come occasione per migliorare. Ogni deviazione dal piano viene documentata, non nascosta.
Nel linguaggio tecnico: Monitoring & Learning — monitoraggio continuo e apprendimento strutturato.
Misurare quello che conta
Non contiamo solo quante persone sono venute a un evento. Misuriamo se il territorio è più capace di prima: sa decidere da solo? Le cose funzionano ancora? La comunità si riconosce? L’ente l’ha fatto suo? Per ogni progetto scegliamo gli indicatori più pertinenti da un sistema di misurazione costruito apposta.
Nel linguaggio tecnico: Core Set RADICÆ — 5 domini, 8-14 indicatori per progetto.
La regola fondamentale: nel metodo RADICÆ, gli strumenti di verifica servono il lavoro sul territorio, non lo determinano. Prima si ascolta, si traduce, si costruisce. Poi si misura. Mai il contrario.
Non tutti i territori hanno bisogno della stessa cosa
Il metodo è sempre lo stesso. Quello che cambia è la profondità e la durata dell’intervento. Abbiamo tre configurazioni, che scegliamo insieme all’ente in base alla complessità del territorio e dell’obiettivo.
Fondativa
Per territori dove serve prima di tutto capire cosa c’è e costruire una prima base. Si fa la ricerca, si produce un primo dispositivo concreto, un archivio, un quadro strategico e si pongono le fondamenta per il lavoro futuro.
Orientativamente 8-12 mesi.
Strutturale
Per territori dove la complessità è maggiore e servono più dispositivi, governance attiva e un sistema di monitoraggio. Si produce, si impara, si corregge, si documenta. Il lavoro è più lungo perché il territorio ha bisogno di più tempo per assorbire il cambiamento.
Orientativamente 14-22 mesi.
Sistemica
Per interventi che coinvolgono più attori, più istituzioni, più livelli. Il percorso completo include la formazione dell’ente, il trasferimento di tutte le competenze e la verifica che il territorio sia realmente in grado di proseguire da solo. Si produce anche un kit di trasferibilità.
Orientativamente 22-30 mesi.

Nota importante
Le configurazioni descritte rappresentano cicli completi di intervento. In molti casi, il metodo RADICÆ viene attivato attraverso incarichi specifici e circoscritti (mappature, archivi, programmazione culturale, accompagnamento a bandi) che costituiscono un primo passo coerente con uno dei tre livelli.
Per chi vuole approfondire
Tutto il metodo è documentato. Il White Paper spiega la teoria e le evidenze. Il Manuale Operativo spiega cosa aspettarsi quando lavoriamo insieme.
Dove abbiamo lavorato
Ogni territorio è diverso. Ma il metodo è lo stesso. Nei casi studio raccontiamo il problema di partenza, cosa abbiamo fatto e cosa è cambiato con dati, non con aggettivi.


Parliamone
Se avete un patrimonio culturale che rischia di restare invisibile, o un territorio che ha bisogno di una direzione, possiamo fare una prima conversazione. Senza impegno e senza costo.